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Tra le malattie che colpiscono la barbabietola da
zucchero, la cercospora è la più dannosa perché
interessa tutte le zone di coltivazione, con la sola esclusione
di quelle più fredde. L'agente patogeno, il fungo Cercospora
beticola Sacc., forma piccole macchie circolari che si moltiplicano
sulle foglie fino a causarne il completo disseccamento.
In Italia, le macchie iniziano ad apparire verso la fine di giugno
e gli effetti della malattia sono evidenti specialmente in agosto
e settembre. I danni sono tanto più gravi quanto più
tempo è dato al fungo per agire indisturbato.
Per il controllo della malattia si usano diversi tipi di fungicidi,
da distribuire alla prima comparsa delle macchie. Il trattamento
va ripetuto ogni 20 giorni fino a poco più di un mese dalla
raccolta. Si può ricorrere a varietà resistenti, che
rallentano l'infezione ma non eliminano la necessità dei
trattamenti chimici.
Nello studio della malattia, da sempre un problema grave per la
nostra bieticoltura, la ricerca italiana ha svolto una parte rilevante.
Infatti, il fungo è stato studiato per la prima volta e poi
classificato da Saccardo; verso gli anni 50 è stato indagato
nella sua biologia da Canova. In Italia è stata inoltre trovata,
dopo le storiche esperienze di Munerati, la prima fonte di resistenza
genetica alla malattia.
Tutto iniziò nel 1909, da un incrocio tra la bietola da zucchero
e la bietola marittima, specie relativamente diffusa lungo le coste
del Mediterraneo e considerata la progenitrice di tutte le bietole
coltivate. Come scrisse lo stesso Munerati, il seme fu raccolto
"sull'argine destro del Po di Levante, in un punto non lontano
dal mare". Ci vollero 25 anni di difficile lavoro per eliminare
le caratteristiche negative della pianta selvatica e per costituire
la linea R 581. Il materiale fu inviato ad importanti centri di
selezione, risultando, dopo le prove svolte negli Stati Uniti, il
primo sostanziale contributo al controllo della malattia in quel
paese. |
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